9.15.2005

Dalla vittoria alla sconfitta

IL SONDAGGIO. Gli esperti di Ipr Marketing hanno
calcolato che le nuove regole sposterebbero decine di seggi.
Ecco come i voti sotto il 4% truccano le elezioni
di SILVIO BUZZANCA


L'Unione alla Camera ottiene il 50 per cento dei voti popolari e solo 290 seggi: la Cdl si ferma al 45 per cento e si "appropria" di 333 seggi più 7 del premio di maggioranza: totale 340 sui 630 complessivi. La conferma che nella proposta di legge elettorale varata dal centrodestra si annida una meccanismo infernale arriva da uno studio dell'Ipr Marketing che ha simulato i risultati delle elezioni e l'assegnazione dei seggi sulla base di un sondaggio sulle intenzioni di voto relative al 13 settembre.

E il risultato non lascia dubbi: se si votasse oggi con il sistema escogitato dal tavolo tecnico attorno a cui si siedono Roberto Calderoli e gli altri saggi della Cdl ci troveremmo di fronte ad una incredibile truffa elettorale. Ancora più clamorosa se si pensa che con la legge attuale l'Unione otterrebbe ben 363 seggi, mentre il centrodestra si fermerebbe a 263.

I ricercatori dell'Ipr Marketing spiegano infatti che nell'Unione solo Ds, 21 per cento, Margherita, 12 per cento, e Rifondazione, 5,5 per cento, supererebbero la soglia di sbarramento fissato al 4 per cento. Gli altri partiti starebbero sotto e non supererebbero la soglia che permette di ottenere seggi e partecipare alla ripartizione del premio di maggioranza. Secondo i ricercatori i Verdi sarebbero fermi al 3,5 per cento, lo Sdi più Bobo Craxi al 3 per cento, il Pdci al 2 per cento, Di Pietro all'1,5 per cento, l'Udeur all'1 per cento e la Sbarbati allo 0,5 per cento.

Voti che sommati arrivano alla bellezza dell'11 per cento, percentuale praticamente da buttare nel cestino grazie al giochetto dello "scorporo" pensato dalla Cdl. Un marchingegno che porterebbe l'Unione a quota 39 per cento, mentre la Cdl raggiungerebbe il 43 per cento. Verrebbe infatti "punita" come coalizione con la perdita di un 2 per cento, ovvero i voti ottenuti dal Nuovo Psi e dai Repubblicani di la Malfa. Sarebbero vincenti invece il 18,5 per cento di Forza Italia, il 12,5 per cento di An, il 6,5 per cento dell'Udc e il 5,5 per cento della Lega.

L'Ipr Marketing non ha calcolato nelle coalizioni il 2 per cento dei radicali e l'1,5 per cento di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Mentre, come al solito, l'1,5 per cento dei voti è considerato disperso verso altri partiti. La scelta dei ricercatori di collocare i radicali fuori dal centrosinistra però potrebbe avere un riflesso numerico importante perché fra Pannella, Sdi e parte del nuovo Psi è in corso un dialogo per la formazione di un nuovo soggetto politico che sulla carta potrebbe superare lo sbarramento del 4 per cento, riequilibrando la situazione a favore dell'Unione e rendendo più incerta la competizione per la vittoria finale.

Alla fine, commenta Antonio Noto, direttore dell'Ipr Marketing, "è palese il danno che scaturirebbe dal nuovo sistema per il centrosinistra che pur avendo un risultato migliore in percentuale, avrebbe meno seggi". Noto conclude anche che, nel caso di approvazione della nuova legge, "una possibile risposta politica potrebbe essere una lista unitaria di tutta la coalizione per non perdere i voti dei partiti minori".

L'Ipr Marketing però non si occupa solo di verificare gli effetti del nuovo meccanismo sulla composizione della Camera dei Deputati. Cerca di capire anche cosa ne pensano gli elettori, coloro che dovranno usare la nuova scheda elettorale. E il risultato è che il 51 per cento degli italiani è contrario a buttare nel cestino il tanto vituperato Mattarellum. Una percentuale che sale al 65 per cento fra gli elettori del centrosinistra: sono d'accordo anche il 47 per cento dei votanti non schierati e perfino un robusto 35 per cento di sostenitori della Cdl.

Favorevoli alle modifiche proposte si dicono invece il 31 per cento degli elettori. In questo caso dice sì il 55 per cento di chi vota Cdl, appena il 22 per cento di chi sceglie l'Unione e il 20 per cento di chi non si schiera. Resta un 18 per cento di indecisi. Non ha ancora un'opinione definita solo il 13 per cento di chi vota Unione e appena il 10 di chi sceglie la Cdl. Mentre la percentuale più alta di indecisione si riscontra fra chi non ha ancora scelto uno schieramento: non sa cosa dire o cosa fare il 23 per cento.

La Repubblica 15/09/2005

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