3.20.2007

Clima, il Wwf incalza il governo "Subito una task force per adattarci"

Gli altri stati europei si sono già organizzati da tempo, ma noi siamo in grave ritardo
Da un gruppo di scienziati dell'organizzazione i consigli sulle linee guida da seguire


L'idea è quella di creare una commissione interministeriale per prevenire le emergenze legate ai cambiamenti. Gli interventi su fiumi, coste e agricoltura dovrebbero essere dettati "rafforzamento del sistema natura"

Se il riscaldamento globale è per il Pianeta come una brutta febbre, meglio arrivarci con l'organismo in piena efficienza e in grado di fare fronte alla malattia con i suoi anticorpi, piuttosto che affidarsi solo a costosi antibiotici dai possibili effetti collaterali. E' questo il senso dell'iniziativa lanciata oggi dal Wwf per chiedere al governo di farsi quanto prima promotore di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici che hanno iniziato a colpire l'Italia e rischiano di farlo in maniera sempre più forte.

Una precauzione che in Europa solo l'Italia non ha ancora intrapreso e che secondo l'organizzazione del panda deve puntare sul "rafforzamento del sistema natura". Con la conferenza stampa convocata oggi, il Wwf non si è limitato a sollecitare un intervento del governo, ma ha voluto anche suggerire un primo pacchetto di linee guida elaborato dagli esperti (biologi, oceanologi, botanici, geologi) del comitato scientifico dell'associazione.

"I cambiamenti globali sono già una realtà del tempo presente (guarda la galleria fotografica, ndr) ed i costi dell'inazione rischiano di essere molto pesanti per tutta la collettività - spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - A fianco delle azioni di riduzione dei gas serra è urgentissimo ripristinare il territorio rafforzando la capacità dei sistemi naturali di resistere ai cambiamenti climatici già in atto".

L'idea del Wwf è che anche Roma, come hanno fatto le altre capitali europee (Londra addirittura nel lontano 1997), metta in cantiere una commissione interministeriale coordinata da Palazzo Chigi per monitorare e prevedere i cambiamenti, valutando come integrare le strategie di emergenza con quelle di prevenzione a lungo termine. I campi di intervento individuati dall'associazione del panda sono quindici e vanno dall'agricoltura alla pesca, dalla tutela delle coste a quella delle foreste, dalla salute umana ai trasporti.

In testa alla lista ci sono tutti quei settori che coinvolgono la gestione delle risorse idriche. Il primo cambiamento climatico che il nostro paese ha già iniziato a sperimentare drammaticamente è infatti quello della siccità. "Se prendiamo ad esempio l'attuale gestione dei fiumi, tra gli ambienti più stravolti dalle attività umane - sottolinea ancora Bologna - il percorso da monte a valle ci fa scoprire come i tanti processi già sotto stress per il cambiamento globale si alimentino negativamente tra di loro. Tra questi: captazione delle acque per scopi industriali e di produzione idroelettrica, impermeabilizzazione degli argini e conseguente riduzione dei sedimenti portati al mare, distruzione dei boschi e conseguente riduzione della capacità di assorbire le acque piovane lungo gli argini e le valli adiacenti, e a valle erosione delle coste per la riduzione dell'apporto di sedimenti e riduzione di immissione di acque dolci che aumenta così la salinizzazione dei mari".

La soluzione proposta dal Wwf non è però quella di costruire nuovi invasi o cercare nuove falde da sfruttare. "Il principio fondamentale su cui si dovrebbe impostare la grande opera di adattamento - spiega Riccardo Valentini, ecologo e presidente della Commissione sul cambiamento globale del Cnr - è quello di mantenere e rafforzare lo stato di salute e di vitalità dei sistemi naturali: laddove i sistemi naturali sono degradati e vulnerabili automaticamente si abbassano le capacità di reazione anche dei nostri sistemi sociali. La cattiva gestione dei sistemi fluviali è un esempio lampante, ma non è l'unico".

Le soluzioni sono quindi la difesa dei boschi a monte dei fiumi, in grado di assorbire e rilasciare gradualmente l'acqua; il rispristino di argini naturali che favoriscono il trasporto di detriti e assorbono acqua anziché farla correre rapidamente in mare; la difesa delle lagune rivierasche, veri e propri "Mose" naturali posti a tutela delle coste. Oltre a favorire la rigenerazione delle riserve idriche, l'acqua va però anche risparmiata, in tutti i settori: nei consumi domestici, nei processi industriali e in agricoltura, dove è necessario riscoprire le coltivazioni tipiche dell'area mediterranea, favorendo ad esempio i "morigerati" cereali, ulivi e vite rispetto agli "assetati" mais e kiwi.

Tratto da laRepubblica.it
(19 marzo 2007)

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